UN DONO INATTESO

 

GRAZIE ANCORA CARO GIGI

 

Gli sviluppi recenti delle neuroscienze e un'epistemologia della costruzione della complessità hanno cooperato, su fronti diversi, a mettere ancor più in valore quello spostamento dalla dimensione intrapsichica alla scena relazionale familiare che caratterizza la psicoterapia sistemica. Tra i massimi teorici di questo indirizzo, Luigi Onnis espone qui gli esiti del suo lungo lavoro di ricerca clinica, aperta  agli orientamenti che hanno conferito rilievo al linguaggio emozionale del corpo. Il dolore e il disagio che non trovano accesso alla parola possono infatti essere oggetto di rappresentazione in senso teatrale. Spazialità e corporeità diventano per Onnis elementi-chiave di una efficace drammaturgia della cura. All’interno dello spazio scenico la famiglia sofferente, abituata a «parlare» attraverso il sintomo del «paziente designato» – soprattutto se la malattia è psicosomatica –, riesce a esprimersi con sorprendente inventività proprio grazie al registro comunicativo analogico-metaforico, con cui il terapeuta è chiamato a entrare in sintonia. L’insieme di posture, gesti, fisionomie, reciproca vicinanza/distanza, gioco degli sguardi dà voce all’«inconscio familiare condiviso» inibito a livello verbale, lasciando finalmente affiorare vincoli difensivi di lealtà, sentimenti di dipendenza, alleanze transgenerazionali disfunzionali, timori di infrangere una pseudoarmonia: tutti i «miti di unità» e i «fantasmi di rottura» che ostacolano ogni trasformazione evolutiva. Dalle sequenze del «teatro di famiglia», vere narrazioni per immagini, l’intero mondo affettivo esce allo scoperto e trova le risorse per rimettere in moto il tempo che si era fermato

La IEFCOSTRE

 

comunica la dolorosa

 

scomparsa di Salvador Minuchin avvenuta

 

lo scorso 30 novembre

 

Caro caro vecchio Sal

 

Il tuo “approccio strutturale” ha segnato il passaggio dall’individuo al sistema. Lo sforzo di concettualizzare il sovra-individuale e di organizzare il pensiero verso il sistema famiglia  è patrimonio formativo di ogni apprendista terapeuta familiare –sistemico.

Hai proposto un nuovo modo di pensare portando la terapia  a nuove visioni, un salto logico che ha permesso di affrontare i problemi espressi dall’individuo nel contesto affettivo-relazionale più importante, la famiglia.

Le mappe, la struttura familiare, fino agli oloni (neologismo da te coniato per concettualizzare alcuni sottosistemi) sono stati per molti anni,  e lo sono ancora, strumenti per aiutare il terapeuta ad orientarsi nel viaggio meraviglioso della terapia.

Come clinico e terapeuta abbiamo più volte potuto apprezzare in Italia le tue capacità. Nelle tue destrutturanti ( e temute) supervisioni ci hai sempre portato degli strumenti nuovi e visioni più ampie. Abbiamo potuto apprezzare la tua capacità di instaurare con le famiglie rapporti significativi in poco tempo, di incidere con una sola seduta nella storia complessa delle terapie che ti venivano sottoposte, l’intensità della tua comunicazione ed inoltre come, anche dopo anni, restavi nel ricordo delle famiglie e dei terapeuti.

Si, perché le tue supervisioni non erano discorsi ma sopra tutto il “fare” con il sistema famiglia-terapeuta, il destrutturare-ristrutturare sistemi terapeutici bloccati ed omeostatici.

Rivedendo le registrazioni ancora oggi apprezzo il tuo rispetto per le persone, la disinvoltura con la quale affronti temi delicati come le allucinazioni ( la voce ti parla nell’orecchio di destra o di sinistra? ) e la creatività nell’affrontare situazioni complesse a volte spostando completamente il fuoco delle terapie o aiutando la famiglia a percepire delle situazioni d’insieme del tutto nuove che, attraverso una intensa esperienza emotiva, davano il via ad insight e cambiamenti.

Per ultimo voglio sottolineare i diversi “coup de théâtre” presenti nelle tue supervisioni, linguaggio Ericksoniano che rimane impresso nella memoria dei  terapeuti , aiutando ancora oggi  a modificare il pensiero della terapia.

 

Shalom, caro vecchio Sal

                                                         Walther Galluzzo

Nel 2009 è stato pubblicato in Italia uno degli ultimi lavori di Salvador Minuchin, Famiglia un’avventura da condividere. Valutazione familiare e terapia sistemica. Ed. Bollati Boringhieri.

 

La prefazione di Luigi Onnis rende quel lavoro ancor più prezioso; ed è  proprio con le parole del Prof Onnis che la IEFCOSTRE saluta ancora Salvador Minuchin.

 

Salvador Minuchin, uno dei massimi terapeuti familiari in campo internazionale e tra i padri fondatori di questa disciplina,( nel libro), non solo vi presenta un distillato della sua straordinaria esperienza clinica, ma propone anche un rinnovamento teorico della valutazione e dell’approccio alla famiglia; non solo offre un saggio scintillante di creatività terapeutica, ma delinea anche una nuova elaborazione concettuale, rivelando, dopo cinquant’anni di pratica professionale, una sorprendente capacità di rivedere criticamente le proprie idee, di arricchirne i contenuti, di integrare concetti nuovi.(….). Ma l’evoluzione del pensiero di Minuchin e, parallelamente, della sua pratica terapeutica, si inserisce, naturalmente, nel quadro delle profonde trasformazioni epistemologiche che la terapia sistemica ha attraversato negli ultimi venticinque anni, con connotazioni che si sono, però, notevolmente diversificate sulle due sponde dell’oceano, in Europa e in America, anche in rapporto alle differenti tradizioni dei due paesi.

Ma qual è la posizione di Minuchin nei confronti di queste tendenze? Minuchin sottolinea con chiarezza che la ricerca di significati dei comportamenti individuali, giustificata dal recupero della soggettività dei singoli, non può però trasformare il processo terapeutico in una terapia individuale o di una somma di individui, che dissolva il concetto di famiglia come “totalità” e fuoriesca dall’alveo dello stesso orientamento sistemico.

Analogamente, per quanto riguarda la relazione terapeutica, Minuchin valorizza l’importanza di un’attitudine aperta al dialogo e alla cooperazione e non misconosce certo l’utilità di un approccio collaborativo, ma mette in guardia dal rischio di una posizione del terapeuta che non implichi anche competenza e assunzione di responsabilità. Minuchin puntigliosamente va alla ricerca di “connessioni”  (parola chiave, batesoniana, del pensiero sistemico), si sforza di ricongiungere ciò che non può essere separato, introduce , senza mai nominarla, una “prospettiva di complessità”.

Ecco perché Minuchin insiste sull’impossibilità di scindere il binomio individuo-famiglia e ne ribadisce l’interdipendenza sistemica; sottolinea, ancora, l’ineludibile connessione tra il “conoscere” e “l’agire”, perché, nel processo terapeutico, la necessità imprescindibile del comprendere e del ricercare significati (che allontana dal pragmatismo comportamentista) non può però mai essere separata da un progetto di esplorazione condivisa di soluzioni di cambiamento; evidenzia, inoltre, come i limiti soggettivi del conoscere, che rendono impossibile una conoscenza del tutto “oggettiva” della realtà, non possono, però, indurre a misconoscere la “concretezza”della sofferenza, specialmente quando essa si radica in condizioni di vita particolarmente dure, sotto il profilo sociale ed esistenziale. (…)

Non so, in realtà, quanto questo elogio faccia piacere a Minuchin.

Egli, infatti, molto generosamente sostiene che ogni nuovo concetto, ogni nuovo strumento, ogni nuova elaborazione non appartengono a chi li produce o li crea, ma possono e devono essere trasmessi e replicati da chiunque ne verifichi l’utilità.

“Ho sempre pensato- afferma Minuchin- che nessuno abbia diritto esclusivo sulle proprie idee: se le opinioni di un terapeuta sono buone, saranno il suo dono al settore, un dono accessibile a tutti”.(…)Continua Minuchin “E proprio come alla fine di una buona partita a scacchi, a conclusione di qualunque caso è lecito chiedersi: avremmo potuto forse optare per qualche cosa migliore? Impiegare una tattica del tutto differente, sapendo che qualsiasi altra strategia avrebbe potuto modificare l’intero scenario?

Dal moderno al postmoderno, fino al ritorno al modello biologico, ci troviamo costantemente a dialogare con le tante voci provenienti dai diversi ambiti dello sviluppo umano. Benché ogni incontro abbia lasciato il segno, noi restiamo fedeli alla scienza delle relazioni, secondo cui l’esperienza umana coinvolge sempre più di una persona, e la chiave per la felicità sta nella nostra abilità di liberarci dalle limitazioni di schemi relazionali problematici.

Alla fin fine, quel che realmente conta è il rapporto tra le persone che condividono lo stesso viaggio”.

 

Luigi Onnis 2009

 

Grazie per tutti i doni a Sal e Gigi

 

 

Sono aperte le Iscrizioni al

Corso di Specializzazione in Psicoterapia Sistemico-Relazionale

nelle diverse sedi IEFCOSTRE

 

La sede di Sassari comunica l'imminente inizio del nuovo corso, previsto per il primo dicembre 2017.

Le iscrizioni rimarranno aperte ancora per le prossime settimane.

PRIMO ANNUNCIO CONVEGNO E

WORKSHOP

Primo annuncio

 

Nel mese di Marzo 2018 inizierà il

Master biennale di Formazione alla Terapia Sistemica per Psicoterapeuti

 

 

scheda iscrizione Recalcati.pdf
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La IEFCOSTRE di Cagliari e il "gus"

 

dopo il successo della prima edizione, annunciano

 

l'avvio del  Corso di I Livello dedicato ai

 

Fenomeni Migratori e agli Attuali Scenari Psicosociali.

 

 

scheda iscrizione 2^ edizione corso migr[...]
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CON GRANDISSIMO PIACERE LA IEFCOSTRE ANNUNCIA L'USCITA DEL NUMERO 3.2016 DI PSICOBIETTIVO.

 

LA RIVISTA FONDATA DA LUIGI ONNIS,  DEDICA AL NOSTRO AMATO PROFESSORE  UN INTERO NUMERO SPECIALE DAL TITOLO:

 

EPISTEMOLOGIA, RICERCA E PSICOTERAPIA:

LUIGI ONNIS PER PSICOBIETTIVO 

 

 

 

 

 

 

IEFCOSTRE

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