scheda iscrizione Canevaro Sassari 1.pdf
Documento Adobe Acrobat [160.0 KB]
scheda iscrizione Canevaro Cagliari 1.pd[...]
Documento Adobe Acrobat [161.4 KB]
scheda iscrizione Canevaro Cagliari Sass[...]
Documento Adobe Acrobat [158.6 KB]

 

                                                                     Iscriviti 

 

VITTORIO CIGOLI

È Professore Emerito di Psicologia Clinica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Formato originariamente come terapeuta ad orientamento psicanalitico nella pratica clinica combina terapia familiare, sessuologia clinica ed espressione corporea. 

Dal 1975 inizia la sua attività di ricerca sulle relazioni familiari ed è didatta e supervisore in psicologia clinica e in psicoterapia in diverse scuole di psicoterapia in Italia.

Insieme ad Eugenia Scabini ha sviluppato il modello Relazionale Simbolico per lo studio delle relazioni di coppia e familiari, modello tradotto in molte lingue e conosciuto in molti stati.

Dirige la collana “Psicologia sociale e clinica familiare” della Franco Angeli Editore ed è membro del Comitato di redazione di diverse riviste scientifiche che trattano di argomenti psicologici o di psicoterapia. Ha pubblicato per Raffaello Cortina, Franco Angeli, Unicopli, Giuffrè, Il Mulino, Taylor (New York), Herder (Barcelona).

Ha insegnato Psicologia della famiglia e della coppia, Psicopatologia infantile e Psicologia clinica della coppia nelle Scuole di specializzazione in Psicologia dell'Università Cattolica di Milano (1980-1989); dell'Università degli Studi di Pavia (1981-1984); dell'Università degli Studi di Torino (1998-2000).

È stato Professore a contratto di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Magistero, Università Cattolica di Brescia (1983-1990); Straordinario di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Pisa (1990-1992); Professore ordinario di Psicologia Sociale presso l'Università Cattolica di Milano dall'anno accademico 1992-1993 e Professore ordinario di Psicologia Clinica presso la stessa Università dall'anno accademico 1999-2000 al 2011-2012.

È stato Coordinatore della Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e Direttore dell'Alta Scuola di Psicologia "A. Gemelli" (ASAG) dal 2001 al 2014, realizzando con i colleghi oltre cinquanta Master di secondo livello, varie Summer School e Seminari internazionali e progetti di internazionalizzazione.

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Padre Gemelli ha diretto la mostra permanente "Gli strumenti del laboratorio di Padre Agostino Gemelli" 1959-2009, attualmente situata nell'edificio di Via Nirone 15.

Attualmente dirige presso ASAG le attività cliniche e di ricerca del Centro Europeo di Assessment Terapeutico. E' inoltre responsabile dei Servizi di Clinica Psicologica attivati nelle varie sedi padane da parte di Educatt dell'Università Cattolica.

E' membro del Comitato Scientifico del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, attivo fin dal 1976 e tra i più importanti a livello internazionale.

 

La Sede di Sassari comunica, nell'ambito della ripresa delle attività seminariali, il prossimo evento formativo

 

La Iefcostre  di Cagliari

ha il piacere di informare i lettori che è stata partner ufficiale del 

Festival Letterario Leggendo Metropolitano

 

 

 

La Sede di Cagliari della IEFCOSTRE,

nella settimana del Festival Letterario Leggendo Metropolitano è uscita dai luoghi propri della formazione e della clinica per una serie di  eventi formativi d'eccezione, aperti alla cittadinanza 

 

 

Giovedì 7 giugno

ore 15,30/17,30 

Samara ElatRoberta Speziale e Paolo Zarone

presso i Giardini Pubblici di Cagliari

presentano l'evento

Nel mare ci sono i coccodrilli 

Il laboratorio, partendo dal libro Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, si rivolge in particolare alle famiglie di migranti e stranieri che, come il giovane protagonista Enaiatollah, hanno intrapreso un’odissea con la speranza di intraprendere altrove una vita integrata, sostenibile e migliore.

I partecipanti saranno coinvolti nell’elaborazione di disegni e rappresentazioni grafiche con l’obiettivo di favorire lo scambio dei propri vissuti e l’integrazione sociale.

Il laboratorio è rivolto ad un massimo di venti partecipanti.

Si richiede obbligatoriamente la mail di prenotazione a: laboratori@leggendometropolitano.it

 

Venerdì 8 giugno

ore 15,30/17,30 

Jessica Lampis e Andrea Pittau

presso Istituto Comprensivo Santa Caterina – via Canelles 1, Cagliari

presentano l'evento

Elogio del ripetente

Il laboratorio, prendendo spunto dal libro Elogio del ripetente di Eraldo Affinati, si articola in due fasi: la prima si soffermerà sull’evoluzione storica della scuola tra i suoi programmi e le sue riforme, l’incontro tra essa e le famiglie, attraverso lo sguardo nuovo della Psicologia Scolastica; nella seconda i partecipanti, suddivisi in gruppi di lavoro, saranno chiamati a riflettere sui possibili scenari futuri. Di supporto a questa analisi la metafora del libro di Affinati, che sceglie il punto di vista dello studente ripetente per mettere in risalto cosa ha o non ha funzionato e perché, sembra essere uno strumento efficace.

Il laboratorio è rivolto a insegnanti e genitori.

È gradita la mail di prenotazione a: laboratori@leggendometropolitano.it

 

Sabato 9 giugno

ore 10,00/13,00

                                                                                        Alfredo Camera

presso i Giardini Pubblici di Cagliari

                                                                   presenta l'evento dal titolo

                                                                                     La famiglia di Tebe

Leggendo con lo psicodramma psicoanalitico una tragedia che non finiremo mai di ri-leggere.

Il laboratorio, partendo dalla tragedia classica di Edipo, prevede l'approfondimento dello studio delle dinamiche psico-relazionali familiari attraverso la presa in carico di una famiglia particolare e mitica: la famiglia di Edipo, attraversata da una crisi di profondo stallo evolutivo.

Vi sarà una prima parte in cui si parteciperà ad una rappresentazione teatrale vera e propria che coinvolgerà il pubblico come parte attiva per poi, una seconda parte, caratterizzata da un confronto dialettico sulla metodologia e il tema trattato. 

È gradita la mail di prenotazione a: laboratori@leggendometropolitano.it

 

 

UN DONO INATTESO

 

GRAZIE ANCORA CARO GIGI

 

Gli sviluppi recenti delle neuroscienze e un'epistemologia della costruzione della complessità hanno cooperato, su fronti diversi, a mettere ancor più in valore quello spostamento dalla dimensione intrapsichica alla scena relazionale familiare che caratterizza la psicoterapia sistemica. Tra i massimi teorici di questo indirizzo, Luigi Onnis espone qui gli esiti del suo lungo lavoro di ricerca clinica, aperta  agli orientamenti che hanno conferito rilievo al linguaggio emozionale del corpo. Il dolore e il disagio che non trovano accesso alla parola possono infatti essere oggetto di rappresentazione in senso teatrale. Spazialità e corporeità diventano per Onnis elementi-chiave di una efficace drammaturgia della cura. All’interno dello spazio scenico la famiglia sofferente, abituata a «parlare» attraverso il sintomo del «paziente designato» – soprattutto se la malattia è psicosomatica –, riesce a esprimersi con sorprendente inventività proprio grazie al registro comunicativo analogico-metaforico, con cui il terapeuta è chiamato a entrare in sintonia. L’insieme di posture, gesti, fisionomie, reciproca vicinanza/distanza, gioco degli sguardi dà voce all’«inconscio familiare condiviso» inibito a livello verbale, lasciando finalmente affiorare vincoli difensivi di lealtà, sentimenti di dipendenza, alleanze transgenerazionali disfunzionali, timori di infrangere una pseudoarmonia: tutti i «miti di unità» e i «fantasmi di rottura» che ostacolano ogni trasformazione evolutiva. Dalle sequenze del «teatro di famiglia», vere narrazioni per immagini, l’intero mondo affettivo esce allo scoperto e trova le risorse per rimettere in moto il tempo che si era fermato

La IEFCOSTRE

 

comunica la dolorosa

 

scomparsa di Salvador Minuchin avvenuta

 

lo scorso 30 novembre 2017

 

Caro caro vecchio Sal

 

Il tuo “approccio strutturale” ha segnato il passaggio dall’individuo al sistema. Lo sforzo di concettualizzare il sovra-individuale e di organizzare il pensiero verso il sistema famiglia  è patrimonio formativo di ogni apprendista terapeuta familiare –sistemico.

Hai proposto un nuovo modo di pensare portando la terapia  a nuove visioni, un salto logico che ha permesso di affrontare i problemi espressi dall’individuo nel contesto affettivo-relazionale più importante, la famiglia.

Le mappe, la struttura familiare, fino agli oloni (neologismo da te coniato per concettualizzare alcuni sottosistemi) sono stati per molti anni,  e lo sono ancora, strumenti per aiutare il terapeuta ad orientarsi nel viaggio meraviglioso della terapia.

Come clinico e terapeuta abbiamo più volte potuto apprezzare in Italia le tue capacità. Nelle tue destrutturanti ( e temute) supervisioni ci hai sempre portato degli strumenti nuovi e visioni più ampie. Abbiamo potuto apprezzare la tua capacità di instaurare con le famiglie rapporti significativi in poco tempo, di incidere con una sola seduta nella storia complessa delle terapie che ti venivano sottoposte, l’intensità della tua comunicazione ed inoltre come, anche dopo anni, restavi nel ricordo delle famiglie e dei terapeuti.

Si, perché le tue supervisioni non erano discorsi ma sopra tutto il “fare” con il sistema famiglia-terapeuta, il destrutturare-ristrutturare sistemi terapeutici bloccati ed omeostatici.

Rivedendo le registrazioni ancora oggi apprezzo il tuo rispetto per le persone, la disinvoltura con la quale affronti temi delicati come le allucinazioni ( la voce ti parla nell’orecchio di destra o di sinistra? ) e la creatività nell’affrontare situazioni complesse a volte spostando completamente il fuoco delle terapie o aiutando la famiglia a percepire delle situazioni d’insieme del tutto nuove che, attraverso una intensa esperienza emotiva, davano il via ad insight e cambiamenti.

Per ultimo voglio sottolineare i diversi “coup de théâtre” presenti nelle tue supervisioni, linguaggio Ericksoniano che rimane impresso nella memoria dei  terapeuti , aiutando ancora oggi  a modificare il pensiero della terapia.

 

Shalom, caro vecchio Sal

                                                         Walther Galluzzo

Nel 2009 è stato pubblicato in Italia uno degli ultimi lavori di Salvador Minuchin, Famiglia un’avventura da condividere. Valutazione familiare e terapia sistemica. Ed. Bollati Boringhieri.

 

La prefazione di Luigi Onnis rende quel lavoro ancor più prezioso; ed è  proprio con le parole del Prof Onnis che la IEFCOSTRE saluta ancora Salvador Minuchin.

 

Salvador Minuchin, uno dei massimi terapeuti familiari in campo internazionale e tra i padri fondatori di questa disciplina,( nel libro), non solo vi presenta un distillato della sua straordinaria esperienza clinica, ma propone anche un rinnovamento teorico della valutazione e dell’approccio alla famiglia; non solo offre un saggio scintillante di creatività terapeutica, ma delinea anche una nuova elaborazione concettuale, rivelando, dopo cinquant’anni di pratica professionale, una sorprendente capacità di rivedere criticamente le proprie idee, di arricchirne i contenuti, di integrare concetti nuovi.(….). Ma l’evoluzione del pensiero di Minuchin e, parallelamente, della sua pratica terapeutica, si inserisce, naturalmente, nel quadro delle profonde trasformazioni epistemologiche che la terapia sistemica ha attraversato negli ultimi venticinque anni, con connotazioni che si sono, però, notevolmente diversificate sulle due sponde dell’oceano, in Europa e in America, anche in rapporto alle differenti tradizioni dei due paesi.

Ma qual è la posizione di Minuchin nei confronti di queste tendenze? Minuchin sottolinea con chiarezza che la ricerca di significati dei comportamenti individuali, giustificata dal recupero della soggettività dei singoli, non può però trasformare il processo terapeutico in una terapia individuale o di una somma di individui, che dissolva il concetto di famiglia come “totalità” e fuoriesca dall’alveo dello stesso orientamento sistemico.

Analogamente, per quanto riguarda la relazione terapeutica, Minuchin valorizza l’importanza di un’attitudine aperta al dialogo e alla cooperazione e non misconosce certo l’utilità di un approccio collaborativo, ma mette in guardia dal rischio di una posizione del terapeuta che non implichi anche competenza e assunzione di responsabilità. Minuchin puntigliosamente va alla ricerca di “connessioni”  (parola chiave, batesoniana, del pensiero sistemico), si sforza di ricongiungere ciò che non può essere separato, introduce , senza mai nominarla, una “prospettiva di complessità”.

Ecco perché Minuchin insiste sull’impossibilità di scindere il binomio individuo-famiglia e ne ribadisce l’interdipendenza sistemica; sottolinea, ancora, l’ineludibile connessione tra il “conoscere” e “l’agire”, perché, nel processo terapeutico, la necessità imprescindibile del comprendere e del ricercare significati (che allontana dal pragmatismo comportamentista) non può però mai essere separata da un progetto di esplorazione condivisa di soluzioni di cambiamento; evidenzia, inoltre, come i limiti soggettivi del conoscere, che rendono impossibile una conoscenza del tutto “oggettiva” della realtà, non possono, però, indurre a misconoscere la “concretezza”della sofferenza, specialmente quando essa si radica in condizioni di vita particolarmente dure, sotto il profilo sociale ed esistenziale. (…)

Non so, in realtà, quanto questo elogio faccia piacere a Minuchin.

Egli, infatti, molto generosamente sostiene che ogni nuovo concetto, ogni nuovo strumento, ogni nuova elaborazione non appartengono a chi li produce o li crea, ma possono e devono essere trasmessi e replicati da chiunque ne verifichi l’utilità.

“Ho sempre pensato- afferma Minuchin- che nessuno abbia diritto esclusivo sulle proprie idee: se le opinioni di un terapeuta sono buone, saranno il suo dono al settore, un dono accessibile a tutti”.(…)Continua Minuchin “E proprio come alla fine di una buona partita a scacchi, a conclusione di qualunque caso è lecito chiedersi: avremmo potuto forse optare per qualche cosa migliore? Impiegare una tattica del tutto differente, sapendo che qualsiasi altra strategia avrebbe potuto modificare l’intero scenario?

Dal moderno al postmoderno, fino al ritorno al modello biologico, ci troviamo costantemente a dialogare con le tante voci provenienti dai diversi ambiti dello sviluppo umano. Benché ogni incontro abbia lasciato il segno, noi restiamo fedeli alla scienza delle relazioni, secondo cui l’esperienza umana coinvolge sempre più di una persona, e la chiave per la felicità sta nella nostra abilità di liberarci dalle limitazioni di schemi relazionali problematici.

Alla fin fine, quel che realmente conta è il rapporto tra le persone che condividono lo stesso viaggio”.

 

Luigi Onnis 2009

 

Grazie per tutti i doni a Sal e Gigi

 

 

scheda iscrizione Recalcati.pdf
Documento Adobe Acrobat [590.2 KB]

 

 

La IEFCOSTRE di Cagliari e il "gus"

 

dopo il successo della prima edizione, annunciano

 

l'avvio del  Corso di I Livello dedicato ai

 

Fenomeni Migratori e agli Attuali Scenari Psicosociali.

 

 

scheda iscrizione 2^ edizione corso migr[...]
Documento Adobe Acrobat [670.0 KB]

 

 

 

PSICOBIETTIVO

 

LA RIVISTA FONDATA DA LUIGI ONNIS,  HA DEDICATO AL NOSTRO AMATO PROFESSORE  UN INTERO NUMERO SPECIALE, IL 3/2016:

 

EPISTEMOLOGIA, RICERCA E PSICOTERAPIA:

LUIGI ONNIS PER PSICOBIETTIVO 

 

 

 

 

 

 

IEFCOSTRE

PZA GIOVANNI XXIII n. 27

09128  CAGLIARI

 

TEL/FAX 07043577

E-MAIL  cagliari@iefcostre.org

 

 

ORARI: LUN 15,00-19,00

               MART/VEN 9,00-14,0    15,00-19,00

 

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© IEFCOSTRE piazza giovanni XXIII 27 09128 Cagliari Partita IVA: IT02598620926