Ciao carissimo Walther

gli allievi, i colleghi e gli amici

Ti abbracciano forte

 

 

 

Caro Walther a che punto è la rivoluzione?

 

Come sempre, e di più in questi ultimi mesi di sofferenza, Walther Galluzzo incontrava i suoi amici, quelli che da Gioiosa Ionica a Roma con lui avevano vissuto mille esperienze. Virgilio, mi racconta, che dopo un breve aggiornamento sullo stato di salute, si ritrovavano a discutere di ciò che di più li aveva appassionati, gli affetti, le dimensioni sociali e collettive, il cambiamento dello stato e la partecipazione attiva in questo senso; il confronto si apriva con una domanda: a che punto è la rivoluzione?

La vita di Walther rivoluzionaria lo è stata sicuramente! Nell’opposizione al contesto storico culturale della sua amata terra, nell’azione politica militante a Roma negli anni ’70, nelle scelte legate alla sua formazione come medico dalla parte degli ultimi e poi come psichiatra e psicoterapeuta, come formatore di molte generazioni di operatori dedicati alla salute mentale a Roma e in Sardegna, come ricercatore e come clinico. Minuchin racconta in Families of the Slums (1968) le storie degli ultimi, anche per Walther essere psichiatra e psicoterapeuta implicava il confronto con il dolore degli emarginati e dei diseredati, con le storie di persone e famiglie travolte dalla sofferenza per la psicosi, costrette nello stigma sociale, all’emarginazione e alla cronicità.

La dimensione rivoluzionaria di Walther Galluzzo riguarderà il lavoro nei servizi pubblici, il lavoro come formatore, il lavoro come psichiatra e psicoterapeuta, il lavoro nella più alta accezione marxista di “manifestazione di libertà…secondo le leggi della bellezza” (K. Marx, 1844).

Walther si laurea in medicina e chirurgia con il massimo dei voti, giovanissimo, non ancora venticinquenne, poi la psichiatria, gli studi e la specializzazione in sessuologia e l’incontro contestuale con l’orientamento sistemico-relazionale all’università “La Sapienza” di Roma e nell’Istituto Europeo di Formazione e Consulenza Sistemica (I.E.F.Co.S), da poco fondato da Luigi Cancrini, Maurizio Coletti e Luigi Onnis, come sede romana del Centro Studi di Terapia Familiare. Della IEFCOS e del Centro Studi Walther diventa e rimane una delle anime creative e costruttivamente critiche, sempre curioso verso l’ascolto dei nuovi linguaggi e capace di arricchire il profilo dell’istituto con i suoi studi dedicati alle “nuove vie dell’ipnosi” nel lavoro di Milton Erickson e al lavoro con i gruppi  ispirato al contributo di Moreno.

Insieme a Luigi Onnis, amico fraterno ancor prima di essere psichiatra e psicoterapeuta di fama internazionale, partecipa, già nei primi anni ’80 all’esperienza cagliaritana che in parte illustrano nel libro preziosissimo “La terapia relazionale e i suoi contesti” che Cancrini così presenta:

“L’esperienza realizzata presso la Provincia di Cagliari: silenziosamente e controcorrente, in una società civile caratterizzata dal proliferare caotico dei servizi, degli operatori privi di formazione specifica che sono costretti ogni giorno con le angosce dirompenti dei pazienti psicotici, con i giochi perversi dei tossicomani o con il dramma dei bambini offesi dalla violenza e dall’incuria degli adulti. Esposti ad una specie di Chernobyl della sofferenza. Acrobati senza rete perché nessuno si occupa, se non lo fanno loro stessi, di propria iniziativa e con denaro sottratto a stipendi sempre assai modesti, del  loro bisogno di aiuto in forma di aggiornamento e di supervisione. Proporre loro, come qui si è fatto, uno spazio protetto di formazione offerto in orario di servizio costituisce infatti una risposta che è non solo intelligente ma anche rivoluzionaria”.  

Dopo la conclusione di questa esperienza pubblica, attorno a Walther e Gigi si è ormai costituito un gruppo significativo di operatori che permetterà a metà degli anni novanta di realizzare a Cagliari e subito dopo a Sassari la nascita della IEFCOSTRE, presente anche nella regione Marche e in Sicilia. Istituto che riprende in parte l’esperienza romana della IEFCOS affermando originalità e metodologie della formazione, della ricerca e della clinica di assoluto rilievo, nazionale e internazionale. Insieme realizzano eccezionali eventi formativi e divulgativi trasformando le sedi sarde in luoghi d’incontro per i più rappresentativi psicoterapeuti, ricercatori e neuro scienziati, emblematico in questo senso il convegno del 2011 con Daniel Stern e Vittorio Gallese che esiterà anche in un libro a cura di Luigi Onnis (2015).

 In particolare la sede di Sassari, fortemente voluta da Walther si caratterizzerà e conserva tutt’ora aspetti unici e peculiari affermando  le istanze che erano già state care al progetto originario cagliaritano: l’istituto si collega in un’integrazione dinamica con i servizi pubblici della ASL, oggi ATS Sardegna, opererà  e realizzerà i training all’interno del SERD, offrendo agli operatori opportunità di formazione gratuita e strutturata, realizzerà e realizza ancora oggi piani di supervisione clinica che con continuità si rinnovano, permetterà l’accesso gratuito alla psicoterapia ad un cospicuo numero di famiglie, coppie ed individui; affermando la possibilità di un progetto culturale e politico. 

Nelle giornate senza fine di Walther non di meno il lavoro nel suo Servizio di Salute Mentale di frontiera, a Ostia oltre a seguire, come molti altri colleghi centinaia di utenti, progetta e realizza seguendo un approccio sistemico alla terapia di gruppo, un intervento dedicato a pazienti con psicosi e gravi disturbi di personalità.

Così illustrava l’inizio della sua esperienza in un noto articolo del 2007:

“inizialmente l’idea di costituire il lavoro di gruppo nasce da uno stato di necessità e cioè dal bisogno di trattare pazienti difficili, con una scarsa compliance ai trattamenti terapeutici e riabilitativi caratterizzata da discontinuità e notevole isolamento sociale. …circa venti anni fa il centro di salute mentale con pochi mezzi e con molta utenza assomigliava agli ospedali militari del dopoguerra. I numerosi pazienti trattati prevalentemente con farmaci e “reduci” dalle pionieristiche psicoterapie, quotidianamente testimoniavano, con le loro famiglie, i fallimenti terapeutici. Le relazioni tendevano alla cronicizzazione, le spinte evolutive si andavano appiattendo e gli operatori si trovavano in condizioni di difficoltà emotiva che portavano ad organizzare il pensiero in paradigmi prevalentemente biologici e non evolutivi. Le famiglie poi chiedevano di essere supportate e sostenute non trovando spazio nelle mensili visite psichiatriche finalizzate alla somministrazione di farmaci depot che costituivano il rimedio prevalente alla scarsa compliance dei pazienti rispetto al trattamento”.

Walther era poi fierissimo di una iniziativa editoriale che con i partecipanti ai gruppi prima e successivamente anche con altri utenti del servizio aveva promosso e realizzato: un giornale “il detto matto” e un sito web: contro lo stigma, l’emarginazione, l’esclusione, la solitudine, la paura collettiva della malattia mentale.

Gli rimane poi il tempo per essere il referente storico della sezione esperienze di Psicobiettivo, rivista fondata da Luigi Onnis e partecipando alla vita delle associazioni sarà a lungo nel direttivo della Società Italiana di Psicologia e Psicoterapia Relazionale.

 Solo una carica non avrebbe voluto assumere, la direzione della IEFCOSTRE dopo la morte di Luigi Onnis, dolorosissima per lui e per tutti noi.

Carissimo Walther ti ringrazio per tutto questo, per l’irriverenza e la mitezza, per la modestia e il coraggio, per la passione, per le molte cose condivise in silenzio delle nostre vite e per la rivoluzione possibile che sei stato in grado di realizzare.

 

…non è la rosa non è il tulipano

Che ti fan veglia dall’ombra dei fossi

Ma sono mille papaveri rossi!!

 

Marco Bernardini per la IEFCOSTRE

Segnaliamo il prossimo numero della rivista on line: La Notte Stellata

dedicata a Walther Galluzzo

 

 

 

 

Nelle sedi di Alcamo, Cagliari, Civitanova Marche e Sassari sono aperte le iscrizioni ai Corsi di Specializzazione dedicati alla Terapia Sistemico Relazionale

 

 

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VITTORIO CIGOLI

È Professore Emerito di Psicologia Clinica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Formato originariamente come terapeuta ad orientamento psicanalitico nella pratica clinica combina terapia familiare, sessuologia clinica ed espressione corporea. 

Dal 1975 inizia la sua attività di ricerca sulle relazioni familiari ed è didatta e supervisore in psicologia clinica e in psicoterapia in diverse scuole di psicoterapia in Italia.

Insieme ad Eugenia Scabini ha sviluppato il modello Relazionale Simbolico per lo studio delle relazioni di coppia e familiari, modello tradotto in molte lingue e conosciuto in molti stati.

Dirige la collana “Psicologia sociale e clinica familiare” della Franco Angeli Editore ed è membro del Comitato di redazione di diverse riviste scientifiche che trattano di argomenti psicologici o di psicoterapia. Ha pubblicato per Raffaello Cortina, Franco Angeli, Unicopli, Giuffrè, Il Mulino, Taylor (New York), Herder (Barcelona).

Ha insegnato Psicologia della famiglia e della coppia, Psicopatologia infantile e Psicologia clinica della coppia nelle Scuole di specializzazione in Psicologia dell'Università Cattolica di Milano (1980-1989); dell'Università degli Studi di Pavia (1981-1984); dell'Università degli Studi di Torino (1998-2000).

È stato Professore a contratto di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Magistero, Università Cattolica di Brescia (1983-1990); Straordinario di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Pisa (1990-1992); Professore ordinario di Psicologia Sociale presso l'Università Cattolica di Milano dall'anno accademico 1992-1993 e Professore ordinario di Psicologia Clinica presso la stessa Università dall'anno accademico 1999-2000 al 2011-2012.

È stato Coordinatore della Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e Direttore dell'Alta Scuola di Psicologia "A. Gemelli" (ASAG) dal 2001 al 2014, realizzando con i colleghi oltre cinquanta Master di secondo livello, varie Summer School e Seminari internazionali e progetti di internazionalizzazione.

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Padre Gemelli ha diretto la mostra permanente "Gli strumenti del laboratorio di Padre Agostino Gemelli" 1959-2009, attualmente situata nell'edificio di Via Nirone 15.

Attualmente dirige presso ASAG le attività cliniche e di ricerca del Centro Europeo di Assessment Terapeutico. E' inoltre responsabile dei Servizi di Clinica Psicologica attivati nelle varie sedi padane da parte di Educatt dell'Università Cattolica.

E' membro del Comitato Scientifico del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, attivo fin dal 1976 e tra i più importanti a livello internazionale.

 

La Sede di Sassari comunica, nell'ambito della ripresa delle attività seminariali, il prossimo evento formativo

 

La Iefcostre  di Cagliari

ha il piacere di informare i lettori che è stata partner ufficiale del 

Festival Letterario Leggendo Metropolitano

 

 

 

La Sede di Cagliari della IEFCOSTRE,

nella settimana del Festival Letterario Leggendo Metropolitano è uscita dai luoghi propri della formazione e della clinica per una serie di  eventi formativi d'eccezione, aperti alla cittadinanza 

 

 

Giovedì 7 giugno

ore 15,30/17,30 

Samara ElatRoberta Speziale e Paolo Zarone

presso i Giardini Pubblici di Cagliari

presentano l'evento

Nel mare ci sono i coccodrilli 

Il laboratorio, partendo dal libro Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, si rivolge in particolare alle famiglie di migranti e stranieri che, come il giovane protagonista Enaiatollah, hanno intrapreso un’odissea con la speranza di intraprendere altrove una vita integrata, sostenibile e migliore.

I partecipanti saranno coinvolti nell’elaborazione di disegni e rappresentazioni grafiche con l’obiettivo di favorire lo scambio dei propri vissuti e l’integrazione sociale.

Il laboratorio è rivolto ad un massimo di venti partecipanti.

Si richiede obbligatoriamente la mail di prenotazione a: laboratori@leggendometropolitano.it

 

Venerdì 8 giugno

ore 15,30/17,30 

Jessica Lampis e Andrea Pittau

presso Istituto Comprensivo Santa Caterina – via Canelles 1, Cagliari

presentano l'evento

Elogio del ripetente

Il laboratorio, prendendo spunto dal libro Elogio del ripetente di Eraldo Affinati, si articola in due fasi: la prima si soffermerà sull’evoluzione storica della scuola tra i suoi programmi e le sue riforme, l’incontro tra essa e le famiglie, attraverso lo sguardo nuovo della Psicologia Scolastica; nella seconda i partecipanti, suddivisi in gruppi di lavoro, saranno chiamati a riflettere sui possibili scenari futuri. Di supporto a questa analisi la metafora del libro di Affinati, che sceglie il punto di vista dello studente ripetente per mettere in risalto cosa ha o non ha funzionato e perché, sembra essere uno strumento efficace.

Il laboratorio è rivolto a insegnanti e genitori.

È gradita la mail di prenotazione a: laboratori@leggendometropolitano.it

 

Sabato 9 giugno

ore 10,00/13,00

                                                                                        Alfredo Camera

presso i Giardini Pubblici di Cagliari

                                                                   presenta l'evento dal titolo

                                                                                     La famiglia di Tebe

Leggendo con lo psicodramma psicoanalitico una tragedia che non finiremo mai di ri-leggere.

Il laboratorio, partendo dalla tragedia classica di Edipo, prevede l'approfondimento dello studio delle dinamiche psico-relazionali familiari attraverso la presa in carico di una famiglia particolare e mitica: la famiglia di Edipo, attraversata da una crisi di profondo stallo evolutivo.

Vi sarà una prima parte in cui si parteciperà ad una rappresentazione teatrale vera e propria che coinvolgerà il pubblico come parte attiva per poi, una seconda parte, caratterizzata da un confronto dialettico sulla metodologia e il tema trattato. 

È gradita la mail di prenotazione a: laboratori@leggendometropolitano.it

 

 

UN DONO INATTESO

 

GRAZIE ANCORA CARO GIGI

 

Gli sviluppi recenti delle neuroscienze e un'epistemologia della costruzione della complessità hanno cooperato, su fronti diversi, a mettere ancor più in valore quello spostamento dalla dimensione intrapsichica alla scena relazionale familiare che caratterizza la psicoterapia sistemica. Tra i massimi teorici di questo indirizzo, Luigi Onnis espone qui gli esiti del suo lungo lavoro di ricerca clinica, aperta  agli orientamenti che hanno conferito rilievo al linguaggio emozionale del corpo. Il dolore e il disagio che non trovano accesso alla parola possono infatti essere oggetto di rappresentazione in senso teatrale. Spazialità e corporeità diventano per Onnis elementi-chiave di una efficace drammaturgia della cura. All’interno dello spazio scenico la famiglia sofferente, abituata a «parlare» attraverso il sintomo del «paziente designato» – soprattutto se la malattia è psicosomatica –, riesce a esprimersi con sorprendente inventività proprio grazie al registro comunicativo analogico-metaforico, con cui il terapeuta è chiamato a entrare in sintonia. L’insieme di posture, gesti, fisionomie, reciproca vicinanza/distanza, gioco degli sguardi dà voce all’«inconscio familiare condiviso» inibito a livello verbale, lasciando finalmente affiorare vincoli difensivi di lealtà, sentimenti di dipendenza, alleanze transgenerazionali disfunzionali, timori di infrangere una pseudoarmonia: tutti i «miti di unità» e i «fantasmi di rottura» che ostacolano ogni trasformazione evolutiva. Dalle sequenze del «teatro di famiglia», vere narrazioni per immagini, l’intero mondo affettivo esce allo scoperto e trova le risorse per rimettere in moto il tempo che si era fermato

La IEFCOSTRE

 

comunica la dolorosa

 

scomparsa di Salvador Minuchin avvenuta

 

lo scorso 30 novembre 2017

 

Caro caro vecchio Sal

 

Il tuo “approccio strutturale” ha segnato il passaggio dall’individuo al sistema. Lo sforzo di concettualizzare il sovra-individuale e di organizzare il pensiero verso il sistema famiglia  è patrimonio formativo di ogni apprendista terapeuta familiare –sistemico.

Hai proposto un nuovo modo di pensare portando la terapia  a nuove visioni, un salto logico che ha permesso di affrontare i problemi espressi dall’individuo nel contesto affettivo-relazionale più importante, la famiglia.

Le mappe, la struttura familiare, fino agli oloni (neologismo da te coniato per concettualizzare alcuni sottosistemi) sono stati per molti anni,  e lo sono ancora, strumenti per aiutare il terapeuta ad orientarsi nel viaggio meraviglioso della terapia.

Come clinico e terapeuta abbiamo più volte potuto apprezzare in Italia le tue capacità. Nelle tue destrutturanti ( e temute) supervisioni ci hai sempre portato degli strumenti nuovi e visioni più ampie. Abbiamo potuto apprezzare la tua capacità di instaurare con le famiglie rapporti significativi in poco tempo, di incidere con una sola seduta nella storia complessa delle terapie che ti venivano sottoposte, l’intensità della tua comunicazione ed inoltre come, anche dopo anni, restavi nel ricordo delle famiglie e dei terapeuti.

Si, perché le tue supervisioni non erano discorsi ma sopra tutto il “fare” con il sistema famiglia-terapeuta, il destrutturare-ristrutturare sistemi terapeutici bloccati ed omeostatici.

Rivedendo le registrazioni ancora oggi apprezzo il tuo rispetto per le persone, la disinvoltura con la quale affronti temi delicati come le allucinazioni ( la voce ti parla nell’orecchio di destra o di sinistra? ) e la creatività nell’affrontare situazioni complesse a volte spostando completamente il fuoco delle terapie o aiutando la famiglia a percepire delle situazioni d’insieme del tutto nuove che, attraverso una intensa esperienza emotiva, davano il via ad insight e cambiamenti.

Per ultimo voglio sottolineare i diversi “coup de théâtre” presenti nelle tue supervisioni, linguaggio Ericksoniano che rimane impresso nella memoria dei  terapeuti , aiutando ancora oggi  a modificare il pensiero della terapia.

 

Shalom, caro vecchio Sal

                                                         Walther Galluzzo

Nel 2009 è stato pubblicato in Italia uno degli ultimi lavori di Salvador Minuchin, Famiglia un’avventura da condividere. Valutazione familiare e terapia sistemica. Ed. Bollati Boringhieri.

 

La prefazione di Luigi Onnis rende quel lavoro ancor più prezioso; ed è  proprio con le parole del Prof Onnis che la IEFCOSTRE saluta ancora Salvador Minuchin.

 

Salvador Minuchin, uno dei massimi terapeuti familiari in campo internazionale e tra i padri fondatori di questa disciplina,( nel libro), non solo vi presenta un distillato della sua straordinaria esperienza clinica, ma propone anche un rinnovamento teorico della valutazione e dell’approccio alla famiglia; non solo offre un saggio scintillante di creatività terapeutica, ma delinea anche una nuova elaborazione concettuale, rivelando, dopo cinquant’anni di pratica professionale, una sorprendente capacità di rivedere criticamente le proprie idee, di arricchirne i contenuti, di integrare concetti nuovi.(….). Ma l’evoluzione del pensiero di Minuchin e, parallelamente, della sua pratica terapeutica, si inserisce, naturalmente, nel quadro delle profonde trasformazioni epistemologiche che la terapia sistemica ha attraversato negli ultimi venticinque anni, con connotazioni che si sono, però, notevolmente diversificate sulle due sponde dell’oceano, in Europa e in America, anche in rapporto alle differenti tradizioni dei due paesi.

Ma qual è la posizione di Minuchin nei confronti di queste tendenze? Minuchin sottolinea con chiarezza che la ricerca di significati dei comportamenti individuali, giustificata dal recupero della soggettività dei singoli, non può però trasformare il processo terapeutico in una terapia individuale o di una somma di individui, che dissolva il concetto di famiglia come “totalità” e fuoriesca dall’alveo dello stesso orientamento sistemico.

Analogamente, per quanto riguarda la relazione terapeutica, Minuchin valorizza l’importanza di un’attitudine aperta al dialogo e alla cooperazione e non misconosce certo l’utilità di un approccio collaborativo, ma mette in guardia dal rischio di una posizione del terapeuta che non implichi anche competenza e assunzione di responsabilità. Minuchin puntigliosamente va alla ricerca di “connessioni”  (parola chiave, batesoniana, del pensiero sistemico), si sforza di ricongiungere ciò che non può essere separato, introduce , senza mai nominarla, una “prospettiva di complessità”.

Ecco perché Minuchin insiste sull’impossibilità di scindere il binomio individuo-famiglia e ne ribadisce l’interdipendenza sistemica; sottolinea, ancora, l’ineludibile connessione tra il “conoscere” e “l’agire”, perché, nel processo terapeutico, la necessità imprescindibile del comprendere e del ricercare significati (che allontana dal pragmatismo comportamentista) non può però mai essere separata da un progetto di esplorazione condivisa di soluzioni di cambiamento; evidenzia, inoltre, come i limiti soggettivi del conoscere, che rendono impossibile una conoscenza del tutto “oggettiva” della realtà, non possono, però, indurre a misconoscere la “concretezza”della sofferenza, specialmente quando essa si radica in condizioni di vita particolarmente dure, sotto il profilo sociale ed esistenziale. (…)

Non so, in realtà, quanto questo elogio faccia piacere a Minuchin.

Egli, infatti, molto generosamente sostiene che ogni nuovo concetto, ogni nuovo strumento, ogni nuova elaborazione non appartengono a chi li produce o li crea, ma possono e devono essere trasmessi e replicati da chiunque ne verifichi l’utilità.

“Ho sempre pensato- afferma Minuchin- che nessuno abbia diritto esclusivo sulle proprie idee: se le opinioni di un terapeuta sono buone, saranno il suo dono al settore, un dono accessibile a tutti”.(…)Continua Minuchin “E proprio come alla fine di una buona partita a scacchi, a conclusione di qualunque caso è lecito chiedersi: avremmo potuto forse optare per qualche cosa migliore? Impiegare una tattica del tutto differente, sapendo che qualsiasi altra strategia avrebbe potuto modificare l’intero scenario?

Dal moderno al postmoderno, fino al ritorno al modello biologico, ci troviamo costantemente a dialogare con le tante voci provenienti dai diversi ambiti dello sviluppo umano. Benché ogni incontro abbia lasciato il segno, noi restiamo fedeli alla scienza delle relazioni, secondo cui l’esperienza umana coinvolge sempre più di una persona, e la chiave per la felicità sta nella nostra abilità di liberarci dalle limitazioni di schemi relazionali problematici.

Alla fin fine, quel che realmente conta è il rapporto tra le persone che condividono lo stesso viaggio”.

 

Luigi Onnis 2009

 

Grazie per tutti i doni a Sal e Gigi

 

 

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La IEFCOSTRE di Cagliari e il "gus"

 

dopo il successo della prima edizione, annunciano

 

l'avvio del  Corso di I Livello dedicato ai

 

Fenomeni Migratori e agli Attuali Scenari Psicosociali.

 

 

scheda iscrizione 2^ edizione corso migr[...]
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PSICOBIETTIVO

 

LA RIVISTA FONDATA DA LUIGI ONNIS,  HA DEDICATO AL NOSTRO AMATO PROFESSORE  UN INTERO NUMERO SPECIALE, IL 3/2016:

 

EPISTEMOLOGIA, RICERCA E PSICOTERAPIA:

LUIGI ONNIS PER PSICOBIETTIVO 

 

 

 

 

 

 

IEFCOSTRE

PZA GIOVANNI XXIII n. 27

09128  CAGLIARI

 

TEL/FAX 07043577

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ORARI: LUN 15,00-19,00

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