CARO GIGI

 

Con immenso dolore, l’Istituto annuncia la scomparsa di Luigi Onnis, avvenuta lo scorso 24 Dicembre.

Personalità illustrissima, intellettuale e scienziato di levatura internazionale, Professore Associato di Psichiatria all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, co-Fondatore, Direttore Didattico ed anima inesauribile di IEFCOSTRE e di IEFCOS, Presidente Onorario di EFTA.

Per tutti noi è sicuramente una perdita incolmabile.

I colleghi, docenti, allievi ed ex allievi, i moltissimi pazienti, seguiti in tantissimi anni, che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di ipotizzare con lui gli infiniti possibili dell’esperienza umana hanno di certo apprezzato, sempre, le altissime capacità scientifiche e cliniche, la profonda sensibilità, instancabilmente a disposizione dell’altro, oltre il prevedibile, offerta all’imprevedibile che solo la passione sa rendere reale.

Lo scritto che segue è un piccolo e incompleto profilo dello studioso dell’animo amano e delle sue relazioni che è stato Luigi Onnis.

Gigi, così era per tutti, si è avvicinato alla Terapia Familiare nei primi anni ’70, dopo aver vissuto da protagonista la stagione studentesca del ’68, le istanze di cambiamento di un tempo rivoluzionario, che aveva avuto e conservava, la capacità di attualizzare. Partecipò alle occupazioni universitarie di Cagliari e Pisa, portando con sé vitalissimo quello sguardo trasformativo, poi messo a disposizione dei perdenti per antonomasia: i folli, i pazienti psichiatrici, affetti, con i segni sul corpo, di un male psicosomatico profondo. Aveva in quegli anni tra Cagliari, Verona, Trieste, Reggio Emilia, Perugia e Roma nutrito la sua formazione dei fondamentali contributi di Basaglia, Jervis, Terzian e tanti altri che trasformarono la psichiatria in una scienza non manicomiale: partirono dall’antipsichiatria per cercare di riscrivere la psichiatria.

In un libro bellissimo del marzo 1980, “Dove va la psichiatria? Pareri a confronto su salute mentale e manicomi in Italia dopo la nuova legge” Feltrinelli. Gigi racconta quel tempo di cui è protagonista, mettendo a confronto, in un dialogo intenso le voci del cambiamento: Basaglia, Cancrini, Jervis, Manuali, Pirella, Piro e Risso.

Il libro si apre con Bertolt Brecht,

Lode del dubbio:

Sono coloro che non riflettono a non dubitare mai.

Splendida è la loro digestione, infallibile il loro giudizio.

Non credono ai fatti, credono solo a se stessi.

Se occorre, tanto peggio per i fatti. La pazienza che han con se stessi

è sconfinata.

La sua introduzione così si concludeva:

“A questo dibattito, alla consapevolezza dei problemi che sono in gioco, alle soluzioni che ad essi si saprà dare “sul campo”, sono del resto legati i destini della nuova psichiatria italiana. Essa appare, infatti, sospesa, al momento attuale verso una duplicità di direzioni, a vari livelli riproposta; verso modalità capillarizzate e burocratizzate di controllo del territorio o verso forme partecipative di gestione collettiva della salute; verso l’assorbimento di rinnovate ideologie di ricambio o verso la formulazione di ipotesi di scienza nuova; verso la ricaduta nel tecnicismo piatto e massificante, o verso la costruzione di strumenti operativi capaci di essere veicolo di liberazione umana.”

È’ in questa direzione, a disposizione della liberazione umana, che in tutta la sua vita, Gigi, ha cercato di portare la psichiatria.

Molti anni dopo, siamo nel 1996, nell’introduzione a “Reparto n.6” di Anton Cechov, Gigi sembra riprendere la discussione di “Dove va la psichiatria?”, intitolando la sua prefazione all’opera del drammaturgo russo: “Oltre le mura del silenzio”. Qui affronta la necessità dei nuovi muri da abbattere, mettendo in evidenza l’urgenza della “trasformazione della cultura degli operatori e dei servizi (e quindi della loro prassi) che dovrebbe accompagnarsi ad una trasformazione di quella cultura diffusa, questa volta con radici più profonde e meno razionalizzabili, che permea larga parte dell’opinione corrente a proposito della malattia mentale. La concezione, ancora così condivisa, che la follia sia fenomeno tutto naturale e biologico è senza dubbio il frutto di un pesante condizionamento ideologico, ma collude anche con esigenze, certo più consapevoli, di auto-rassicurarsi frapponendo una distanza tra sé e la follia. Se la follia è un male del cervello essa può non avere contatti con la nostra personale esperienza al di là della pena che ci suscita, ma se la follia è vicenda esistenziale dolorosa e lacerante, essa si avvicina troppo pericolosamente alla nostra “normalità”, alla nostra normalità alienata per non essere percepita come inquietante e angosciosa.

I muri da abbattere allora non sono solo quelli dei manicomi, ma anche quelli dei pregiudizi che imprigionano le nostre menti. È soprattutto questa la grande lezione che ci viene dallo splendido racconto di Cechov: come liberare il nostro pensiero e il nostro cuore da quelle “grate proiettate dalla luna che trasformano gli uomini in nere ombre”.

Negli anni settanta, Gigi, a Roma animò subito il primo gruppo del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale e contemporaneamente, iniziò un percorso didattico, assistenziale e di ricerca presso l’Istituto di Psichiatria dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove molti anni dopo, infinite battaglie e innumerevoli traguardi scientifici, è stato Professore Associato di Psichiatria e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psicoterapia, unica realtà pubblica nella regione Lazio dedicata alle psicoterapie, a Villa Tiburtina, in via Casal de’ Pazzi 16, Roma. La struttura, siamo all’inizio del nuovo millennio, è in questo senso, rispetto alla battaglia per la trasformazione dei servizi dedicati alla salute mentale, uno dei più grandi obiettivi raggiunti da Gigi, il luogo è nella periferia romana, a due passi dal carcere di Rebibbia, in un contesto dove gli “uomini sono nere ombre” dietro le sbarre del carcere e della marginalità del quartiere, qui nasce la UOD di Psicoterapia dell’Università di Roma “ La Sapienza” che Gigi dirigerà fino alla fine del 2014.

Scrive Coletti sul sito di IEFCOS: “Leggendarie e molto conosciute sono le sue ricerche sulle malattie psicosomatiche, sui disturbi alimentari e sul linguaggio del corpo”.

Sicuramente, i suoi lavori scientifici, di ricerca e clinica, dedicati ai disturbi psicosomatici  costituiscono uno dei contesti del disagio psichico dove maggiormente Gigi ha sperimentato cambiamenti nella metodologia clinica e nella ricerca. Tali cambiamenti costituirono e rappresentano tutt’ora una nuova opportunità per la cura e la prevenzione della cronicità. Prima con la ricerca sull’asma infantile, poi con i lavori dedicati ai disturbi del comportamento alimentare, la ricerca clinica e la Terapia Familiare attraverso Gigi ha assunto un profilo maturo, non più in opposizione alla tradizione analitica o in tensione competitiva con le terapie ad impronta cognitivista.

L’ossessione per il rigore metodologico, la capacità di attivare l’integrazione di più saperi dedicati al corpo, non più disgiunto dalla psiche, realizzava da un lato l’integrazione dell’intervento terapeutico complesso, dall’altro calava la Terapia Familiare Sistemica in luoghi assolutamente nuovi, nei quali individuo, relazioni familiari e storie transgenerazionali costituivano l’opportunità per la cura. Il tutto mettendo sempre al primo posto l’ascolto e il dialogo con le famiglie ed i pazienti, sicuro dell’attivazione di risorse originali familiari ed individuali, cruciali nella rivoluzione del cambiamento, fondamentali per restituire sempre all’altro la dignità della sofferenza e la processualità dell’emancipazione da questa. In ciò era luminosa la sua posizione etica e la sconfinata modestia con cui non rinunciava mai a ringraziare gli altri, i malati, i disperati per il dolore del cuore, le famiglie non più anoressiche o bulimiche per le cose importantissime che a lui, e ai suoi gruppi di lavoro, avevano offerto senza riserve nel lavoro psicoterapeutico.    

È stato co-fondatore di IEFCOS e IEFCOSTRE, suo Direttore scientifico fin dalla fondazione, co-fondatore e animatore anche dell’European Family Therapy Association, in cui ha speso straordinari sforzi, convinto dell’imprescindibilità di una cornice europea di confronto e di scambio nella Terapia Familiare e Sistemica.

 

Fondatore della Rivista Psicobiettivo edita da Franco Angeli, aveva per quest’ultima un affetto particolare, intenso. La rivista che quest’anno ha festeggiato i 35 anni dal primo numero ha infatti realizzato quella possibilità a cui Gigi non rinunciava mai, la possibilità del dialogo scientifico mettendo non solo a confronto i linguaggi teorici prevalenti, sistemico, cognitivista e analitico; ma grazie alla direzione di Gigi, tali linguaggi della cura e della ricerca sono stati a disposizione l’uno dell’altro. In ogni numero questa attenzione era sempre primaria, come la direzione originaria della psichiatria e della psicoterapia. In ogni numero, fondamentale l’attenzione alle psicoterapie, piuttosto che agli interessi  e alla necessità celebrativa e di visibilità delle scuole.  

Uno spazio speciale è sicuramente quello che Gigi  dedica all’esperienza complessa e poliedrica della IEFCOSTRE. Così scrive nell’introduzione de “La terapia relazionale e i suoi contesti” NIS,: “Quando, nella primavera del 1981, un gruppo di operatori dei servizi territoriali mi propose di tenere a Cagliari un corso di formazione in terapia relazionale, con l’appoggio organizzativo dell’Amministrazione provinciale, la mia reazione emotiva fu di adesione immediata. La possibilità di un impegno di lavoro in Sardegna, che mi desse l’opportunità di investirvi competenze ed esperienze acquisite altrove, si saldava, infatti, con quei legami affettivi che così profondamente si mantengono in ciascuno di noi, che di questa terra siamo figli, resistendo al tempo, alla distanza, a processi di integrazione pur compiutamente avvenuti…l’esperienza formativa cagliaritana aveva così avuto inizio.”

Co-fondatore dell’Istituto, fin dall'inizio degli anni '80,  avviava a Cagliari un corso di formazione per terapeuti familiari che aveva già un’articolazione del programma formativo e una durata complessiva di 4 anni, con un monte ore molto simile a quello successivamente indicato dalla Commissione Ministeriale per il riconoscimento delle scuole. Cagliari in questo senso è un’esperienza formativa innovativa che mette insieme dimensione sociale, con la collaborazione virtuosa con l’amministrazione provinciale di Cagliari, metodologie didattiche pionieristiche all’epoca e tutt’ora originali e innovative, come per esempio la co-conduzione dei gruppi di training da parte di più didatti, un’area clinica che proponeva la terapia sistemico-relazionale, capace di raccogliere le proposte epistemologiche e metodologiche più stimolanti nel panorama mondiale. È in questo fertilissimo contesto e integrazione di livelli che in quegli anni nasce, inoltre, l’esperienza del “Numero Blu”, servizio avviato dall’Amministrazione provinciale di Cagliari per la prevenzione e l’assistenza del maltrattamento ai minori, che ha il merito di essere il primo servizio italiano totalmente pubblico, con un’articolazione di strutture, di personale e di programmi.

Gigi e i suoi collaboratori fanno in pochi anni della IEFCOSTRE di Cagliari un punto di riferimento riconosciuto in ambito europeo e per questo spesso sede di convegni e congressi con i più rappresentativi e accreditati neuroscienziati e psicoterapeuti, basti in tal senso ricordare il memorabile convegno tenutosi a Cagliari, curato da Gigi con Daniel Stern, figura di primo piano nel campo della psicologia dello sviluppo e della psicoterapia e Vittorio Gallese membro tra i più brillanti del gruppo di neuroscienziati coordinato da Rizzolatti, dell’Università degli Studi di Parma.

Sulla scia dell’esperienza cagliaritana sempre negli anni ottanta, grazie all’opera di Walther Galluzzo, già a Cagliari con Gigi, nasce un polo formativo anche a Sassari, con la collaborazione della locale Unità Sanitaria e con un programma didattico avente caratteristiche corrispondenti a quelle di Cagliari. Parallelamente a queste esperienze formative condotte in Sardegna, analoghe attività didattiche venivano incoraggiate ed avviate nelle Marche e in particolare ad Ancona e Falconara, dapprima (inizio anni '80) con il supporto organizzativo dell'Amministrazione Provinciale e poi dell'Unità Sanitaria Locale.
Più recentemente corsi di formazione si sono attivati in Sicilia, a Trapani e poi ad Alcamo.
In tutto questo lungo arco di tempo, le esperienze di formazione indicate, sono andate incontro ad un incoraggiante sviluppo, hanno promosso una espansione delle richieste formative, si sono caratterizzate per un costante collegamento con gli Enti Locali e hanno contribuito ad un miglioramento delle competenze professionali di operatori attivi nei servizi pubblici e privati.

È’ per tali motivi e per tali esigenze che Gigi si è adoperato instancabilmente per  costituire la I.E.F.CO.S.T.RE, come associazione indipendente, che è stata riconosciuto dal MURST con D.M. del 23 luglio 2001, pubblicato sulla Gazz. Uff. del 4 ottobre 2001.  

La sua ultima presenza pubblica è stata in occasione del workshop: ‘L’importanza dell’empatia nella relazione terapeutica‘, organizzato da IEFCOSTRE,  IEFCoS e Dedalus tenutosi a Roma l’1 e 2 ottobre 2015, presso la Sala Convegni C.N.R., assieme a Carlos Sluzki, Elida Romano, Edith Goldbetter, Marco Vannotti e Juan Luis Linares, scrive ancora Coletti: Gigi ha ‘danzato’ sul tema con un intervento di eccezionale forza e chiarezza.

Quello che segue è uno stralcio del suo ultimo editoriale nel numero 2/2015 di Psicobiettivo dedicato appunto all’empatia e la relazione terapeutica:

“Il concetto di empatia è oggi al centro di discussioni e di riflessioni interdisciplinari, per vari motivi. Un primo motivo è legato alle importanti scoperte che emergono sia dalla psicologia dello sviluppo che dalle neuroscienze, che evidenziano come lo scambio emozionale e empatico è elemento fondante delle relazioni interpersonali significative. Un secondo motivo è legato all’interesse per i fattori che favoriscono il cambiamento nel processo terapeutico, perché appare sempre più evidente che, al di là della correttezza delle tecniche utilizzate, un fattore aspecifico spesso decisivo è rappresentato proprio dal canale empatico che si stabilisce tra terapeuta e paziente e che fa della stessa relazione terapeutica un elemento essenziale di trasformazione.”

Grazie per tutto questo caro Gigi, per i libri che dovremo ancora rileggere, per il patrimonio scientifico e culturale, per le realtà dedicate alla formazione, alla ricerca, alla clinica, alla divulgazione delle idee, e per le infinite occasioni ed esperienze dedicate ad ognuno di noi.

Ancora un abbraccio carissimo

 

Marco Bernardini

bernardini.m@libero.it

 

Apprendo ora  la scomparsa del Caro Professore ed il mio cuore non resiste alle lacrime, profondamente addolorata mi unisco con tanto affetto al dolore dei familiari nel ricordo e nel rimpianto dell'indimenticabile  Professore Luigi Onnis, che non è stato un superuomo, ma molto di più, un uomo, che continuerà a vivere in noi nell'esempio che ci  ha dato e nel bene che ci  ha fatto.
    Con affetto Fabiola


Dott.ssa Fabiola Rossana Pranteddu

frpranteddu@hotmail.com

Gent, Iefcos tre,

vorrei partecipare il profondo dolore per la notizia della perdita del Caro Gigi, grande uomo, maestro e riferimento fondamentale, ricordo il suo sguardo e spero di conservare qualcosa di lui nel mio modo di pormi nel mondo.

Maria Valeria Picci

mariavapicci@tiscali.it

Jacqueline Pereira Boscolo, Pietro Barbetta e i docenti del Centro Milanese di Terapia della Famiglia ricordano con profonda stima Luigi Onnis e porgono le più sentite condoglianze ai familiari.

segreteria@cmtf.it

Cari amici della Sardegna, scusatemi se non sono con voi per l'ultimo saluto a Gigi, ma ho avuto un grave lutto familiare alcuni giorni fa. Come  per tutti coloro che lo hanno conosciuto mi mancheranno la sua umanità, la sua grande professionalità, e soprattutto la sua amicizia. In questi giorni dopo l'incredulita, e subentrata la profonda tristezza e un senso di vuoto, perche ci si sente piu soli quando ci lascia una persona del valore di Gigi.  Un grande abbraccio a tutti voi e vi sono vicina con l'affetto di sempre.

 

Lucilla Garofoli.

lucilla.garogoli@libero.it

 

Caro Gigi la tua perdita per me è un grande dolore, voglio però dirti ovunque tu sia, che per me sei stato , sei e sarai il punto di riferimento sempre....

M,Virginia Gambella

Gigi...
ti piango
penso 
al giorno
che mamma 
è mancata,
Tu
sei stato 
vicino 
a me. 
e' difficile 
accettare,
quel giorno le 
Tue parole mi hanno 
aiutato a farlo.
Giovanni.

geovani1@tiscali.it

Ciao Professor Onnis grazie per avermi fatto conoscere il tuo calore, la tua capacità di accogliere in maniera unica ognuno di noi. In te ho scoperto cosa significa il sapere creativo trasmesso con semplicità, qualità esclusiva dei Grandi Uomini! Ti porterò nel mio cuore.
 

Marina Marraccini

mmarraccini@tiscali.it

SE RI-CORDARE  E' TORNARE INDIETRO ATTRAVERSO IL CUORE, ORA QUESTO MI SEMBRA L’UNICO MODO POSSIBILE, PER RISPONDERE AL DOLORE DELLA PERDITA IMPROVVISA, PER COLMARE IL VUOTO LASCIATO DALL’ASSENZA DI UN MAESTRO E DI UNA PERSONA SPECIALE, CHE HA FATTO DELL’INCONTRO CON L’ALTRO LA SUA RAGIONE DI VITA, COSTRUENDO SPAZI DI ACCOGLIENZA, IN CUI ALTRI INCONTRI DIVENTAVANO POSSIBILI.

RINGRAZIO LA VITA PER L’OCCASIONE DI AVERTI INCONTRATO CARO PROF!

E SOPRATTUTTO RINGRAZIO TE, PROF, PER L’ACCOGLIENZA CON CUI 15 ANNI FA, MI HAI INCONTRATO E  CON TE E, ATTRAVERSO TE, IN QUESTI  ANNI, MI HAI FATTO INCONTRARE LA PSICHIATRIA, LA PSICOTERAPIA SISTEMICA, I PAZIENTI, LE FAMIGLIE,  I COLLEGHI, GLI AMICI  E LE SCELTE DI VITA CON CUI HO INTRAVISTO,  DA ALLORA IN POI, LA PERSONA CHE VOLEVO ESSERE E CON CUI SONO DIVENTATA LA PERSONA CHE OGGI SONO…PERCHE’, COME DICEVA ELIOT,  E COME TU CI HAI TESTIMONIATO E  INSEGNATO COL TUO LAVORO “IL TEMPO PRESENTE E IL TEMPO PASSATO SON FORSE PRESENTI ENTRAMBI  NEL TEMPO FUTURO, E IL TEMPO FUTURO E’ CONTENUTO NEL TEMPO PASSATO”

 

Antonella Leonelli

anto.leo@tin.it

 

 

Ciao Cecilia,

ho saputo di Gigi

Vi sono vicina con il cuore e con il pensiero...

Sara Serreli

saraserreli@tiscali.it

 

 
 
EFTA
Posted on January 13, 2016

Luigi Onnis, Founding Member and Honorary President of EFTA, died on 24th December in Rome. With him, we have lost not only an important figure for our association but also a truly admired person.
After actively supporting the anti-psychiatry movement in Europe, his research was rooted in his clinical practice with psychosomatic families. His theoretical and practical work on sculptures of family time, developed in his many books, articles, training activities and conferences, marks the field of family therapy. Having been active in the European Family Therapy Network that gave birth to EFTA, he followed enthusiastically his conviction that family therapy is due to gain an accurate place in the health policies of Europe. Following this principle, he gave considerable time and energy in contributing to create clear and demanding training standards – for the sake of both, clients and therapists.
His leading role in the field of family therapy was recognized all over Europe and his tireless activity, combined with his radiant personality, aroused the admiration and feelings of friendship in all who knew him. He stays in our hearts and will always be a part of our conjoint memories.

 We dedicate the first volume of the EFTA Book Series to Luigi Onnis with all our respect.

 

Le pagine del sito dell'EFTA propongono tre ricordi scritti da Luigi Onnis nel febbraio 2015

 

Sono molto ramaricato di non poter partecipare all’anniversario dell’EFTA per improvisi problemi di salute (influenza, febbre). Vorrei contribuire communque a ricostruire questa ormai lunga storia dell’EFTA a traverso dei ricordi personali. Il primo ricordo rimanda a uno scenario del 1975, quando nei locali intorno alla Piazza del Mercato di Bruxelles, Mony Elkaim organizò uno straordinario incontro tra i rappresentanti dell’Antipsichiatria e della Psichiatria alternativa dei vari paesi europei. C’era Laing e Cooper dell’Inghilterra, Felix Guattari e Robert Castel della Francia e Franco Basaglia e Giovanni Jervis dell’Italia. Perché questo incontro fu importante?: perché furono subito chiare le connessioni tra questi movimenti e la cultura sistemica che stava cominciando ad espandersi in Europa. L’elemento comune era legato al fatto che entrambe valorizzavano l’influenza del contesto sull’origine della sofferenza psichica. I movimenti dell’Antipsichiatria davano più importanza al contesto socio politico più ampio, l’orientamento sistemico, agli aspetti microsociali come i gruppi di lavoro, le classi scolastiche (la scuola) ed in particolare, la famiglia. Ma era evidente l’interdipendenza tra questi aspetti macrosociali e microsociali. Quando 3 anni dopo, nel 1978, in Italia la Legge Basaglia sanciva il definitivo superamento delle grandi istituzioni psichiatriche, gli operatori della salute mentale si trovarono ad affrontare l’emergenza del disagio psichico nel luogo sociale della sua nascita e non fu affatto sorprendente che trovassero nel orientamento sistemico chiavi interpretative e strumenti di intervento più adeguati. Questo spiega forse, l’espansione particolare che la psicoterapia sistemica ebbe in quell’ epoca in Italia.

Il secondo ricordo: altro scenario.

Siamo nel 1990 in un salone del Hotel Lutétia (Parigi) dove per iniziativa di Mony Elkaim s’incontrarono circa 50 terapeuti familiari provenenti da vari paesi europei, e decidono di fondare l’EFTA. Era importante dare una struttura organizzativa più solida al « Family Therapy Network » che fino a quel momento collegava i terapeuti familiari. In quel epoca però, la necessità di tutelare meglio la professionalità dei terapeuti familiari e di garantirne il riconoscimento nei vari paesi europei, imponeva la formazione di una associazione organizzata con membri individuali e direttivi eletti (Board). 2 Ricordo ancora con quanto entusiasmo ci acingemmo a questa impresa nominando Mony primo presidente, con la consapevolezza di iniziare una battaglia comune di grande importanza.

Il terzo ricordo: altro scenrio ancora.

Siamo ancora a Parigi, ma questa volta nella sede del APRTF del grupo di Elida Romano, uno dei membri del Board. E’ qui che a partire dalla fine degli anni 90 cominciarono una serie regolare di incontri tra il direttivo (Board) dell’EFTA con i rappresentanti degli istituti dei vari paesi europei e con delle associazioni nazionali là dove si erano constituite. Questi incontri, che ebbi l’incarico di promuovere come coordinatore, vertevano in particolare sui Training Standarts e sul riconoscimento dei terapeuti familiari. Ritengo che questi incontri si siano rivelati di grande importanza perché furono la premessa di una richiesta degli istituti e delle associazioni nazionali, di partecipare più direttamente e più attivamente, allo sviluppo dell’EFTA. Credo perciò che questi incontri siano stati la matrice dell’ attuale struttura tricamerale dell’EFTA, che nè ha permesso negli anni una ulteriore ed importante espansione. Io sono molto orgoglioso di aver partecipato a tutti questi importanti momenti di crescita dell’EFTA e di continuare a dare il mio contributo in qualità di Presidente Honorario, perché si rafforzi ulteriormente come associazione scientifica seria che tutela la professionalità ed il riconoscimento dei terapeuti familiari. Ma sono soprattutto orgoglioso di far parte di una cultura sistemica che credo oggi sia essenziale perché portatrice di complessità, di tolleranza, di rispetto dell’altro, di accettazione delle differenze. Parafrasando una canzone dei Beatles : « All you need is Love », penso di poter dire che oggi « All we need è una cultura sistemica » (all we need is a sistemic culture), perché è questa cultura che permette nel nostro mondo globalizato « to put in love » (mettere in amore, mettere in relazione specificità e identità che altrimenti la glob. Cancella/ to put in respectfull and affective relations) tutte quelle specificità ed identità che rischiano altrimenti di scomparire nella globalizzazione contemporanea. Ho molta fiducia che anche per il futuro l’EFTA sappia svolgere questo importantissimo compito di diffusione di una cultura sistemica dell’interdipendenza e della complessità.

Luigi Onnis, Presidente Onorario dell’EFTA.

 

www.europeanfamilytherapy.ue

Caro Gigi, sono talmente tanti i ricordi...i momenti, le ore trascorse insieme, gli eventi vissuti insieme, le cose meravigliose realizzate insieme...immagini, parole, abbracci e tenere carezze sulla guancia, battute, discorsi e confronti su tutto, insegnamenti, continuamente ed instancabilmente dispensati in ogni occasione, perché la curiosità intellettuale e la brillante capacità di riflessione su scenari molteplici ti animava in qualsiasi momento...soprattutto di sera quando i tuoi occhi, dietro le spesse lenti di miope, si riaccendevano ed era come cominciasse una seconda fruttuosa giornata! Sono felice ed onorata di aver vissuto tutto questo e tanto altro, che dimora nel mio cuore, con te Gigi! Il dolore lentamente scemerà e lascerà immutato spazio all'affetto ed alla stima immensa che provo e proverò sempre per te ...... Ciao Gigi .....
 

Angela Maria Mulè

angelamariamule@libero.it

 

Carissimo Gigi, ovunque tu sia, lo scherzo che ci hai fatto non mi ha fatto ridere! Con la tua innata discrezione te ne sei andato alla chitichella, sicuramente per non disturbare nessuno! Ma stavolta non ci sei riuscito! Il vuoto che lasci è troppo grande per passare inosservato! Resterai sempre nel mio cuore insieme ai miei affetti più cari! Sono orgoglioso ed onorato di aver goduto della tua amicizia e del grande affetto che mi hai sempre dimostrato!

Ciao Grande Uomo e Maestro di Vita! 

 

Una storia personale da paura per un Uomo colto e mai sazio di conoscenza che, con la sua mitezza, umanità e determinazione, ha suscitato ben presto in chi come me ha avuto la fortuna di conoscerlo, stima ed ammirazione divenuta nel tempo amicizia reciproca, sincera e profonda.

Ciao Piccolo Grande Uomo, grazie, sarai sempre con noi.

Paolo Calveri

pacalver@libero.it

Desidero condividere con tutti queste immagini , ricordo di una sera gioiosa trascorsa con Gigi, Anna e il nostro gruppo , in cui abbiamo condiviso buon cibo, buon vino ma soprattutto emozioni sincere di affetto e stima Conserverò sempre, come certamente faranno le mie colleghe ,il piccolo rotolo con le care parole che  Gigi aveva dedicato e consegnato in quell'occasione ad ognuna di noi, a conclusione del nostro percorso formativo . Grazie , carissimo Gigi ,non ti dimenticherò 
 

 Rosalba Murgia

rosalbamurgia@yahoo.it

 

Omaggio a Luigi Onnis

Il 24 dicembre scorso Luigi Onnis ci ha lasciato all'improvviso. È stato uno shock per tutti coloro che lo avevano incontrato, terapeuti familiari conosciuti o meno, amici o vecchi studenti. La prima parola che viene in mente a tutti per descriverlo è gentilezza. Una gentilezza e una benevolenza sempre presenti che facevano di lui un amico prezioso e un grande terapeuta. 
Da lui tutti hanno imparato le sculture del tempo, un oggetto fluttuante elaborato negli anni '80 e la cui pertinenza è stata validata anche ultimamente dal contributo delle neuroscienze: il movimento in psicoterapia è fattore di cambiamento. Il mio ultimo incontro con Luigi data dal mese di marzo a Roma dove mi aveva invitato, tra l'altro anche per la presentazione di questo libro: "Una nuova alleanza tra Psicoterapia e Neuroscienze". Il libro è stato pubblicato anche in francese nel mese di ottobre scorso. Sarà per noi tutti il suo ultimo insegnamento che continuerà a nutrirci ancora per numerosi anni. 
Grazie ancora Luigi per i tuoi apporti clinici, la tua fedele amicizia e soprattutto per la tua fiducia che ci permette di avanzare nel cammino delle psicoterapie.

Jean Paul Mugnier

Tra i numerosi omaggi resi a Luigi vi propongo di scoprire quello scritto da Edith Goldbeter. Con Elida Romano, Marco Vannotti, Juan Luis Linares e Carlos Sluzki percorrevano assieme le strade d'Europa per parlare assieme dell'evoluzione delle terapie familiari.


Per Gigi,

È con enorme tristezza che ho appreso il decesso di Gigi. È stato l'uomo più onesto, generoso, attento agli altri che abbia conosciuto. La gentilezza e l'ascolto caloroso che portava in tutti gli scambi ne facevano un amico prezioso, insostituibile. Nel corso dei numerosi incontri che ho potuto fare nel corso della mia vita, non ho mai incontrato un uomo così buono.
Ricordo la sua risata, il suo amore per la letteratura e la musica. Il suo appetito, la sua dolcezza -amava le dolcezze!- il suo modo di guidare, allo stesso modo prudente e audace, la sua benevolenza...

Adorava gli scambi di idee e amava parlava di complessità pur dando una visione intelligente, chiara e luminosa, questa era d'altronde la caratteristica dei suoi scritti e dei suoi interventi.

Ho conosciuto Gigi nel 1981 durante un congresso organizzato da Mony Elkaïm e il nostro istituto a Bruxelles. Da allora le nostre strade si sono incrociate numerose volte sia durante congressi che i nostri workshops e infine all'Efta di cui è stato una delle colonne. Il suo ruolo di primo piano nel campo della terapia familiare in Europa era riconosciuto da tutti e la sua attività instancabile, unita alla sua personalità solare, suscitavano l'ammirazione e l'amicizia di ciascuno. Dopo aver attivamente sostenuto il movimento dell'antipsichiatria europea, le sue ricerche si sono ancorate nella sua pratica clinica con le famiglie psicosomatiche. Il suo lavoro teorico e clinico sulle sculture del tempo familiare, sviluppato nei suoi numerosi libri, articoli, formazioni e conferenze ha segnato profondamente il campo della terapia familiare. 

Da una decina d'anni Gigi partecipava al nostro coro di 5 (con Juan, Elida, Marco e me) poi 6 voci, con Carlos. Co-organizzava e partecipava con lo stesso ardore alle discussioni teoriche e cliniche e agli incontri musicali e gastronomici che le accompagnava a Roma, Milano, Parigi, Bruxelles o Barcellona, ricoprendo un ruolo essenziale in questo gruppo fraterno. La sua intelligenza ed il suo sorriso illuminavano ciascuna delle nostre riunioni, la sua gentilezza ci scaldava ogni volta il cuore.
Lo vedo con emozione essere presente attivamente, con sua moglie, durante i nostri ultimi incontri a Roma nel mese di ottobre, minimizzando i suoi problemino salute e dicendoci che le cose si sarebbero ristabilite dopo un periodo di riposo. Si è impegnato a fondo partecipando a tutte le presentazioni e attività legate a questo incontro che aveva organizzato in maniera stupenda nel minimo dettaglio, con la preoccupazione di rendere felici tutti coloro che lo circondavano. 
La sua perdita lascerà un vuoto doloroso nella nostra "fratellanza" ma terremo intatta la sua immagine sorridente e calorosa, quella di un uomo pieno di umanità, di un terapeuta eccezionale e di un amico ottimo e delizioso.

Edith Goldberter

http://www.ides-asso.fr/2013/renseignement-sur-l-ides/hommage-a-luigi-onnis

 

Gli omaggi di Jean Paul Mugnier ed Edith Goldberter sono stati tradotti dalla dott.sa Samara Elat

samara.elat@libero.it

 

Questo sono io

Sabato 13 febbraio in occasione della commemorazione di Gigi Onnis è stato chiesto a tutti noi presenti ex allievi, allievi, didatti, amici, suoi affiliati a vario titolo di continuare a scrivere ricordi e pensieri. In questi giorni mi ha risuonato dentro la frase: questo sono io.

Caterina la moglie del prof (per me sarà sempre il prof) ci ha raccontato che l’ espressione “questo sono io” è stata pronunciata davanti alla valutazione dell’indice del suo nuovo libro pochi giorni prima della morte. Da sabato molte corde emotive hanno iniziato a vibrare collegandosi al mio principale lavoro clinico: io sono una psicologa, psicoterapeuta che lavora presso il Centro SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) del policlinico Umberto I diretto dal prof. Inghilleri. Ho incontrato la sclerosi laterale amiotrofica e i malati poco dopo aver terminato il mio training formativo a IEFCOS. Ricordo ancora lo spaesamento della prima riunione di equipe quando il mondo medico parlava con termini a me all’epoca incomprensibili di nutrizione assistita, ventilazione non invasiva e invasiva etc. Ricordo la prima paziente e il senso di impotenza nel starle accanto. Ma poi piano piano è cresciuta la fierezza di riuscire a stare vicino a chi stava perdendo tutte le sue facoltà motorie, tentando in ogni incontro di riconoscere nell’altro la persona che era al precedente colloquio, anche se con qualche funzione in meno (oggi non muovo un dito, tra un po’ il braccio, e così via). In questo percorso di avvicinamento alla malattia, ma soprattutto alle persone malate e ai lorofamiliari molto mi hanno aiutato le chiacchierate con l’associazione Viva la Vita Onlus (associazione di riferimento per pazienti e familiari affetti da SLA); come mi è stato insegnato durante il mio training di terapeuta familiare le risorse e le informazioni vanno prese e individuate in tutti i sistemi (formali e informali). Più imparavo a decodificare i messaggi del mondo medico, per riportarli con tonalità emotivamente comprensibili ai pazienti, più mi ritornavano in mente le ridefinizioni di fine seduta che tante volte avevo ascoltato durante il mio tirocinio con il prof. Quelle che all’epoca chiamavo, senza farmi sentire, le ridefinizioni in positivo dell’impossibile. La possibilità e la caparbietà di cercare con costanza il bello, il positivo laddove sembrava non esserci nulla di buono così che il bello potesse contagiare il resto è il più grande insegnamento del prof. E’ la gemma preziosa che porto con me e che accarezzo come un talismano ogni volta che inizio un colloquio soprattutto con i pazienti SLA. A volte è francamente difficile trovare del positivo, soprattutto quando l’assistenza infermieristica, sociale, medica a domicilio è a macchia di leopardo; quando viene effettuata una richiesta di sostegno psicologico e si scopre che ciò di cui la famiglia ha bisogno è del denaro per pagarsi un assistente familiare; quando il paziente ti racconta (attraverso un sintetizzatore vocale di un tablet) che durante la visita per il riconoscimento dell’invalidità vocalizza “buongiorno” e il medico dice “che paura”. Nei momenti più assurdi e scoraggianti mi ritornano in mente gli occhi miopi del prof e cerco il positivo. A volte il positivo è proprio dato dal fatto che io in qualità di psicologo non mi sottraggo, ascolto e insieme ai pazienti cerco soluzioni, rischiando anche di non trovarne: ma insieme.

In questi anni di lavoro mi sembra sempre di più che per queste persone la bellezza dell’incontro, soprattutto negli stadi avanzati, quando si debbono prendere decisioni importanti (vivo attaccato ad una macchina per respirare o muoio) stia nella possibilità che l’altro (sia esso psicologo, medico, infermiere, etc.) gli dia la possibilità di esistere, ovvero di dire questo sono io, qualsiasi sia la decisione da prendere.

 

Grazie prof.

Alessia Pizzimenti

 

alessiapizzimenti75@gmail.com

Thérapie familiale, Genève, 2016, 37, 1, 3-4

 

 

 

Hommage à Luigi Onnis

 

 

 

 

 

Avec le départ de Luigi Onnis, la thérapie familiale européenne et internationale perd un maître inégalable pour ses très hautes qualités scientifiques et humaines. Les savoirs, les pratiques et les postures splendides de Luigi ont profondément marqué toutes les personnes qui l’ont rencontré : patients, familles, collègues, étudiants et chercheurs en Italie, en Europe et dans plusieurs pays étrangers.

 

Luigi était professeur associé de psychiatrie à l’Université La Sapienza de Rome, co-fondateur et directeur didactique de l’Institut européen de consultation sys-témique, directeur de Iefcos 3 et Président honoraire de l’EFTA. Pionnier de la thérapie familiale en Italie et en Europe, il a été parmi les plus brillants maîtres à penser de l’approche systémique. Fort des expériences de l’antipsychiatrie avec Franco Basaglia, entre autres, et des lectures écosystémiques de Gregory Bateson, dont il était un magnifique interprète, Luigi intégrera le Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale de Rome dans les années soixante-dix et il ne cessera jamais de promouvoir le dialogue entre la recherche et la clinique systémique dans différents contextes et en particulier dans celui de la santé publique.

 

Co-fondateur et président honoraire de l’European Family Therapy Association, il y travaillera de manière remarquable et infatigable pour promouvoir la théra-pie familiale en Europe dans ses multiples contextes, pratiques, formations et recherches.

 

La revue Psicobiettivo, dont Luigi était le directeur, y a promu pendant 35 années, une pensée complexe, interdisciplinaire et intégrée par rapport aux questions centrales et actuelles de clinique psychothérapeutique en ouvrant le dialogue parmi les plus importantes approches psychothérapeutiques autour de thèmes de grande actualité clinique et psychosociale.

 

Luigi était un homme de dialogue. Ouvert, gentil, humble, respectueux et d’une rare capacité à reconnaître et activer les ressources parfois inespérées des sys-tèmes humains avec lesquels il était appelé à travailler dans ses différents rôles et mandats.

 

Les liens profonds qu’il savait créer avec les patients, les couples et les familles, l’habileté à restituer de la dignité à la souffrance psychique, la capacité extraordi-naire à redéfinir positivement les symptômes, la recherche de lectures alterna-tives de la souffrance psychique ont été pour nous tous des grandes leçons de savoir-faire et savoir-être thérapeutiques.

 

Ses enseignements nous ont permis de dépasser la tentation des réduction-nismes sournois, des pensées binaires simplistes et nous ont encouragés à adop-ter une vision complexe de l’expérience psychothérapeutique.

 

 

Luigi, entre autres, était un fin explorateur des émotions, des histoires, des mythes et des valeurs non seulement de la famille mais aussi du thérapeute.

Le thème éthique, en particulier, a toujours traversé la réflexion épistémologique et théorique de Luigi. La promotion d’un positionnement socratique (le savoir de ne pas savoir) et celle d’un positionnement co-constructiviste (la recherche d’une construction alternative et partagée) ont été deux aspects fondamentaux dans le cadre de ses enseignements, recherches et expériences cliniques.

 

Ses recherches scientifiques ont porté sur divers thèmes et questions, comme : la psychosomatique, les troubles du comportement alimentaire, les approches intégrées en psychothérapie, le rôle de l’empathie dans la relation thérapeutique, les connexions entre neurosciences et psychothérapie, les méthodes analogiques en thérapie familiale et beaucoup d’autres encore. Les résultats de ses innom-brables recherches et spéculations ont enrichi de manière très significative la pensée et les pratiques tant des thérapeutes que des chercheurs.

 

En particulier, l’étude des langages du corps en thérapie chez le patient, sa famille et le système thérapeutique à travers la méthode des « sculptures du temps » a marqué et continuera à marquer, j’en suis sûr, plusieurs générations de thérapeutes et chercheurs du couple et de la famille.

 

Sa production scientifique très féconde marque la grandeur et la profondeur de sa pensée complexe. Ses écrits sont et seront toujours appréciés par leur clarté, leur force et leur innovation théorique et clinique.

 

Ses hautes capacités didactiques ont été applaudies par des milliers d’étudiants universitaires et élèves en psychothérapie familiale qui ont eu la chance de le ren-contrer et d’apprendre de sa pensée limpide, ferme et en même temps flexible et ouverte à la déconstruction des idées reçues et des visions réductionnistes.

 

Luigi a donné une contribution fondamentale au développement professionnel et humain de nous tous. Nous le porterons dans notre cœur et dans notre travail : son enseignement et son exemple continueront de nous accompagner.

 

Il y a des rencontres qui nous enrichissent et celle avec Luigi en a été une. Merci Gigi pour tout ce que tu nous as offert. Tu continueras à chuchoter des

choses merveilleuses aux oreilles de nos vies.

 

Salvatore d’Amore

info@salvatoredamore.com