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Caratteristiche dell'indirizzo scientifico-culturale

La psicoterapia relazionale o sistemica nasce circa mezzo secolo fa dall'esigenza di ricollocare il comportamento umano, normale o patologico, in un "contesto di relazioni" o in un "sistema di appartenenza"; di contro alla tendenza a focalizzare l'attenzione esclusivamente sulla psicodinamica dell'individuo isolato.
Essa si innesta, dunque, sul filone fecondo della psicoanalisi ad orientamento interpersonale e culturalista, che già con l'opera di H.Sullivan, cominciava a mettere l'accento sulla interdipendenza dei comportamenti umani e sull'utilità di considerare i contesti interpersonali. Ma la psicoterapia relazionale trova una solida base concettuale, in particolare, nella teoria dei sistemi, derivandone i principi di "causalità circolare" ed elaborando una concezione non deterministica e non colpevolizzante dei disturbi psichici.
Sotto il profilo clinico essa ha concentrato l'attenzione e l'intervento soprattutto su quel sistema primario di appartenenza che è la famiglia (per cui è largamente nota come "terapia familiare"), evidenziando come comportamenti sintomatici apparentemente incomprensibili possono trovare, se visti nel loro contesto di riferimento, utili chiavi di lettura e di interpretazione.
L'osservazione di fondo consiste nella verifica che la presenza di un comportamento di interesse psicopatologico corrisponde regolarmente ad una rigidità omeostatica del sistema interpersonale, ad un blocco della sua crescita e delle sue potenzialità, ad una perdita più o meno importante di libertà che riguarda tutti i suoi membri.
La psicoterapia sistemico-relazionale apre dunque una prospettiva che modifica notevolmente i concetti di sintomo, di diagnosi, di intervento terapeutico rispetto a quelli psichiatrici tradizionali.
Nella fase iniziale del suo sviluppo anche per l'esigenza di acquisire una fisionomia propria e autonoma rispetto alla psicoanalisi, la terapia sistemica ha concentrato il proprio interesse soprattutto sulle modalità interattive e comunicative dei sistemi familiari (la "pragmatica della comunicazione umana") e sulle dinamiche del loro equilibrio e del loro funzionamento.
Negli ultimi venticinque anni, però, la psicoterapia sistemica ha presentato una profonda trasformazione teorica e pratica per l'incontro con altri paradigmi concettuali (quali in particolare i modelli evolutivi, i paradigmi costruttivisti, l'ottica della complessità) e ha valorizzato l'importanza di aspetti che, nelle prime elaborazioni, erano rimasti più in ombra: la ricostruzione delle storie transgenerazionali e il recupero del passato, il rilievo delle soggettività individuali, l'esplorazione dei "miti" e dei "fantasmi" familiari, una concezione della relazione terapeutica ispirata al dialogo e alla "costruzione a due". Questo fecondo rinnovamento epistemologico, ha naturalmente ripercussioni sulla pratica clinica, rende oggi la psicoterapia sistemica più ricca e complessa, aperta all'incontro (e al confronto) con altri orientamenti psicoterapeutici.